martedì 14 agosto 2018

Le proprietà della Cipolla raccontate da Plinio il Vecchio

Amici!
 Torno a parlarvi delle piante che guariscono...oggi è la volta della Cipolla.

Ho deciso di citare Plinio il Vecchio per parlarvi delle proprietà di questa pianta, poichè le virtù terapeutiche di questa sono molto più antiche di quel che possiamo immaginare, e Plinio è molto esaustivo.

"Delle cipolle non esistono specie selvatiche. Quelle coltivate curano l'offuscamento della vista con il loro stesso odore e con la lacrimazione che provocano, ma ancor di più se si aspergono gli occhi con il succo. Si dice che abbiano effetto ipnotico e, che, se vengono masticate con il pane, guariscono le ulcerazioni della bocca, i morsi dei cani, e che questo effetto lo abbiano sia fresche, applicate con aceto, sia secche, applicate con miele...e vino; si tengono per tre giorni e poi si tolgono. Usate con questo procedimento guariscono anche le escoriazioni. Molti hanno impiegato la cipolla cotta nella cenere e unita a farina d,orzo per applicazioni anche nei casi di epifora (Abbondante lacrimazione o fuoriuscita di liquidi umorali) e di ulcere nelle parti genitali. Si è usato il succo di cipolla spalmandolo sulle cicatrici degli occhi, sulle albugini, sugli argemi (Macchia chiara sull'ucchio), ed anche per curare i morsi dei serpenti e le ferite in generale, mescolando con miele; come pure è usato il succo di cipolla, misto a latte di donna, nei casi di mal d'orecchi... e infuso in gocce, misto a grasso d'oca o a miele, come rimedio a ronzii e disturbi dell'udito. Nei casi di mutismo improvviso si è somministrata una pozione di succo di cipolla diluito con acqua. Lo si è infuso anche negli sciacqui per il mal di denti, e per curare piaghe provocate da qualunque animale, in particolar modo dagli scorpioni. Si facevano frizioni con cipolla battuta nei casi di alopecia e di psora. Cipolle cotte venivano date da mangiare a chi soffrisse di dissenteria e di lombaggine; anche gli strati più esterni, ridotti in cenere e mescolati ad aceto si usavano in impacco contro i morsi dei serpenti; e le cipolle vere e proprie, con aceto, contro quelli di scolopendra.
[...] Il succo delle cipolle unito a quello del finocchio combatte con sorprendente efficacia le cataratte allo stadio iniziale, così come agisce contro l'angina se preso con succo di ruta e miele; inoltre ha effetto stimolante su chi è affetto da letargia. [...]"

Questo afferma Plinio il Vecchio nella sua celebre opera Naturalis Historia.

venerdì 11 maggio 2018

Menta piperita. Scheda tecnica






La Menta piperita è la varietà di menta più profumata
e per questo più utilizzata in ambito erboristico per ricavarne un'essenza di ottima qualità,  per via del mentolo contenuto nelle foglie e nei fusti.  Vediamo come coltivarla al meglio nel nostro angolo delle aromatiche.


RIPRODUZIONE:  Questa aromatica è facile da riprodurre, o, per seme, in semenzaio, in primavera,  oppure direttamente a dimora, sul terreno.
Tuttavia io consiglio di riprodurre la pianta dividendo i rametti in autunno - per le zone con estate calda e asciutta - o in primavera.
Si interrano i rametti separati e si procede con abbondanti innaffiature, fino a quando la pianta non avrà attacchino. 
Ricordatevi che la Menta piperita, in piena terra, si comporta come una pianta infestante.
Rimuovete i fiori all'apice se volete una maggiore produzione di foglie nella pianta.


TERRENO: Il terreno dev'essere sciolto, fresco, profondo e fertile, ben drenato e calcareo. Per la coltivazione in vaso potete usare terriccio universale o terra da giardino con integrazione di calce.


INNAFFIATURE:  Le innaffiature devono essere regolari e abbondanti, ma evitate i ristagni di acqua e l'umidità.
Inoltre sarebbe ottimo concimare il terreno in autunno con del concime organico stagionato, magari stallatico.




ESPOSIZIONE E TEMPERATURE: La Menta piperita predilige una posizione ventilata e parzialmente ombreggiata, cresce molto bene nei climi continentali e preferisce zone con primavera umida ed estate calda e asciutta. Durante l'inverno tuttavia è bene proteggerla dal freddo con dei teli che coprano il vaso, nel caso in cui aveste deciso di coltivarla lì. 

IMPIEGHI: Trova largo impiego in cucina, come insaporente di molti piatti e bevande fresche e calde (il famoso tè marocchino alla menta). L'essenza che si ricava è molto impiegata per produrre liquori digestivi, giacché ha proprietà benefiche contro l cattiva digestione, nausee e insonnia.
Potete utilizzare qualche foglia per dei bagni profumati e freschi, per pediluvi rinfrescanti dopo una giornata di lavoro, per rinfrescare l'alito, o suffumigi per mal di testa e raffreddore. 

Spero vi sia piaciuta questa scheda...alla prossima aromatica!

martedì 1 maggio 2018

Almanacco Maggio 2018

ALMANACCO MAGGIO

Il segno celeste che domina il mese di Maggio è il Gemelli - casa di Mercurio, nel quale Sole entra il 20 ed esce il 21 Giugno.
Se la Luna entra crescendo nel segno, porterà disagi, calamità; se entra calante porterà molte piogge e inondazioni nelle città sotto l'influenza di Mercurio - Trento, Torino, Ferrara, Viterbo, Cesena, Reggio.
Le nebbie di Maggio portano sterilità dei campi.

Le piogge nel giorno della S. Croce (3 Maggio) sono la rovina delle noci.

Le piogge nel giorno dell' Ascensione  (12 Maggio) denotano mancanza di ortaggi; se sereno ci sarà invece abbondanza.

La pioggia nelle feste di Pentecoste non presagiscono nulla di buono, ma proprio nel giorno 25, se dovesse piovere, si rovineranno viti e frumento.

Il 25 corrisponde all' Autunno, quindi segnate il tempo.

Se in questo mese tuona e soffiano venti tempestosi, vi sarà fame e miseria.

Tradizionalmente, nel primo mattino del 2 Maggio vi sono nubi e vento di scirocco; il 9 sera venti umidi; il 16 a pranzo cambiano i venti e il 23 pomeriggio cielo cupo.

Il sole, in questo mese, guadagna quasi un'ora di luce.

La Luna nuova in Gemelli del 15 ci invita caldamente a cambiare abitudini in vista dell'estate, come ad esempio disontossicarsi e darsi alla creatività, cibo per l'anima.
La Luna Piena in Sagittario del 29, è la luna adatta per attività sportive, come una bella camminata.

In Luna Crescente  (16 - 28) seminate i cavoli, trapiantate melanzane, peperoni, pomodori (sull' Etna aspettate Sant' Alfio) e zucche e seminate i fagioli con occhio.
È tempo d'innestare gli agrumi!

In Luna Calante (1 - 14; 30 - 31) fate dei trattamenti alle piante per allontanare gli afidi e cocciniglia. Ricordatevi delle rose! In questo mese saranno stupende e la luna Calante va bene per reciderle e metterle in vaso a casa.


lunedì 30 aprile 2018

Basilico. Scheda Tecnica



Cari Amici di Secondonatura,
Ho deciso di creare una scheda tecnica per ciascuna pianta aromatica che comunemente si sceglie di tenere nel proprio balcone o nel proprio orto, giacché questa è la stagione giusta per coltivare. 
Iniziamo con il Basilico.

RIPRODUZIONE: La semina può avvenire in un periodo che và da Febbraio ad Aprile, direttamente in piena terra, nell'orto, oppure in vaso. 
La piantina và trapiantata quando ha non meno di 4 foglioline, facendo attenzione a rispettare lo spazio di distanza tra ciascuna piantina, all'incirca 25 cm, cosicché la pianta possa crescere rigogliosa senza ostacolare le "vicine".
Le sommità fiorite andrebbero tolte, per favorire un'ulteriore crescita fogliare.

TERRENO: Il terreno dev'essere ricco di sostanza organica, di qualità mista, ovvero né troppo fitto, né troppo morbido. Se sceglierete di coltivarlo in vaso, ricordatevi di garantire alla pianta un buon drenaggio; potete utilizzare della normale terra da giardino.





INNAFFIATURE: Le innaffiature dovrebbero essere frequenti, specie quando la pianta inizia a mettere le foglioline, tuttavia fate attenzione ai ristagni di acqua, i quali potrebbero far marcire la vostra pianta.
Innaffiate la mattina anziché la sera, facendo attenzione a non bagnare le foglie.

ESPOSIZIONE E TEMPERATURA: Collocate la pianta in una zona soleggiata e calda, poiché più il basilico prenderà sole, più forte ne sarà il profumo.
È una pianta che predilige un clima temperato, ma ricordate che, nel caso in cui voi la coltivaste in vaso, dovete garantirle delle ore di ombra, specie le prime ore del pomeriggio.

IMPIEGHI: Le foglie appena raccolte si possono usare per condire insalate, pesce, carni, verdure grigliate, ma anche per il famoso pesto, per delle salse particolari, come quella allo yogurt, o per insaporire il formaggio spalmabile fatto in casa.
È anche un formidabile rimedio naturale contro i crampi allo stomaco e il vomito, bevendo una tazza di infuso di foglie fresche.

Vi è piaciuta questa scheda? Alla prossima Officinale Aromatica!





sabato 31 marzo 2018

Almanacco Aprile 2018

ALMANACCO APRILE

Il segno celeste che domina in questo mese è il Toro (casa di Venere), nel quale il Sole entra giorno 20 e dura fino il 21 di Maggio.
Se la Luna entrerà crescendo nel segno, denota gran bene e periodo allegro, ma entrando calante, denota invece tutto il contrario.
Aprile dev'essere umido, ma se sarà asciutto vi sarà sterilità.
Le nebbie sono comuni in questo periodo, ma sono dannose proprio in questo mese, poiché gli alberi e le piante sono tutte in fiore e la nebbia li danneggia.
Molti osservano i primi cinque giorni della Luna di questo mese, i quali confermano r pronosticano gli altri giorni della stessa Luna.
Se nella domenica delle Palme il tempo sarà sereno, significa che la stagione sarà fertile.
La pioggia nel Venerdì Santo denota siccità futura.
La pioggia a Pasqua indica sterilità; se invece il giorno sarà sereno, indica abbondanza.
La pioggia di San Giorgio (23 Aprile) è nociva per i fichi, poiché impedisce che leghino bene, e quelli che rimarranno sull'albero saranno pochi e poco dolci.

In Luna Crescente (16 - 30) seminare peperoni, melanzane e pomodori se ancora non lo avete fatto, e potete mettere a dimora le piantine già nate se le avete. Effettuate le margotte di piante di agrumi.

In Luna Calante (1 - 14) effettuate i lavori di "riguardo" per le piante estive, costruendo tutori per pomodori, zucche, piselli, fagioli, mettendo del rame sugli alberi già fioriti e con foglie, sulle rose. Concimare inoltre il terreno dei fiori.

mercoledì 28 marzo 2018

Ciambella vegan marmorizzata, senza zucchero

L'ideale per una colazione leggera ma nutriente, per far felici i piccini senza avvelenare loro con dello zucchero di troppo - ormai, ahimè, dappertutto - ; quella che vi propongo oggi è una semplice ricetta adatta a chiunque, poiché il basso indice glicemico dato dall'utilizzo di farina integrale, la rende ideale anche a chi ha qualche problema con i valori della glicemia.



Per farla vi occorre:

- 250 gr di farina integrale di Timilìa (scegliete quella che più vi aggrada, preferendo comunque i grani antichi)

- 150 gr di sciroppo di riso (anche il malto d'orzo va bene)

- 40 gr di cacao amaro

- 200 ml di bevanda vegetale senza zucchero (es. Soia) + 30 ml per dopo

- 80 ml di olio vegetale spremuto a freddo

- 16 gr di cremor tartaro

- Un pizzico di sale

- Un pizzico di vaniglia e cannella

Per prima cosa setacciate la farina, aggiungendo ad essa il cremor tartaro, un pizzico di sale, un pizzico di cannella e vaniglia.
A parte riscaldate leggermente il latte vegetale, aggiungendo lo sciroppo di riso, cosicché si sciolga bene.
Togliete dal fornello e aggiungete l'olio, sbattendo con il frustino; versate quindi il composto liquido in quello solido, aiutandovi sempre con il frustino, cosicché non si formino grumi. Personalmente metto tutto in frullatore, così da ottenere un composto cremoso e senza grumi.

Verso una parte dentro la tortiera precedentemente unta e infarinata, e, nell'altra parte rimasta, aggiungo il cacao e 30 ml di latte vegetale, così da risultare cremoso e non troppo duro, per metterlo poi nella tortiera, lasciando che si amalgami con la parte di composto "bianca" messa per prima.

Infornate a 180° a forno già caldo, per 40 minuti.


Non è una ciambella dolce; nel senso che, rispetto alle solite, a quelle industriali o con tanto zucchero bianco, sembrerà molto poco zuccherata.
La verità è che bisognerebbe disabituarsi ai sapori "artificiali" migliorati dallo zucchero, e ritornare a gustare le pietanze in base al loro sapore naturale, essenziale, poco stucchevole.
Una ciambella rustica per tutti, e più sana, quindi!
Alla prossima.

venerdì 23 marzo 2018

Alici a beccafico con profumo di finocchietto selvatico

Cari Amici,
oggi vi propongo una ricetta tipica siciliana, che vede protagonista il pesce azzurro probabilmente più diffuso, ovvero le alici.
È un piatto semplice, "povero" - i nostri nonni probabilmente potevano permettersi solo il pesce azzurro, poiché economico - , genuino, gustoso... impreziosito dal profumo di finocchietto selvatico poi, lo definirei divino!


Il pranzo eservito!




Per farli vi occorrono (4 persone):

600 gr di alici già pulite e aperte, senza lisca

90 gr di pinoli

50 gr di uvetta

100 gr di mollica di pane raffermo

Pangrattato

Prezzemolo

Finocchietto selvatico

Sale e pepe q.b.

Aglio

Scorza grattugiata di limone


Per prima cosa prendete la mollica di pane raffermo, privandola della crosta, mettete in mixer e aggiungete prezzemolo, pinoli, uvetta precedentemente ammollata, un pizzico di sale, pepe, il finocchietto selvatico - due ciuffetti -, aglio, scorza di limone grattugiata, un filo d'olio e poca acqua. Azionate e amalgamate tutto, ottenendo un composto compatto, omogeneo.
A questo punto prendete le alici già sciacquate, impanatele in un po' di pangrattato; prendetene una e adagiatela sul palmo della mano, stendete una noce di composto e mettete un'altra alice di sopra, aiutandovi con entrambe le mani per compattare meglio.
A questo punto potete cuocerle in due modi, o nel modo tradizionale, ovvero fritte, oppure al forno, per una versione più light!



Vi consiglio di accompagnare questo piatto con delle cipolle in agrodolce - fatto rigorosamente con vino cotto e aceto, non zucchero! - e, una volta impiattate, mettere una spolverata di scorzette grattugiate di limone.
È un piatto perfetto per la Primavera, poiché la freschezza del finocchietto selvatico si unisce meavigliosamente alla dolcezza dell'uvetta e alla corposità dei pinoli. Un trionfo di sicilianità!
Buon appetito!

lunedì 19 marzo 2018

Lavare i capelli con sapone solido naturale

Cari Amici, in un articolo passato scrissi come lavare i capelli con le argille, come sceglierle e perché preferirle agli shampoo commerciali.
Ebbene, oggi vorrei proporvi un ulteriore metodo per la pulizia della vostra chioma, nel pieno rispetto dell'ambiente e di noi stessi, etica fondamentale e imprescindibile di Secondonatura.




I motivi per i quali scegliere di lavare i capelli con la saponetta - magari autoprodotta - sono molteplici, e vi elenco quali:

- Non laverete più i vostri capelli con prodotti inquinanti e dannosi per la vostra salute

- Sprecherete meno plastica per eventuali flaconi

- Spenderete decisamente di meno, soprattutto se deciderete di autoprodurre voi stessi il vostro sapone

- Potete portarlo in viaggio senza che vi facciano problemi

- Potete insaponarvi in una sola volta senza cercare tra le miriadi di flaconi

- I capelli vi ringrazieranno

Ebbene, dopo avervi elencato i motivi per i quali dovreste scegliere la saponetta - spero di essere stata convincente - andiamo al succo.
Come si usa?!
Semplice, o insaponate le mani per poi massaggiare il cuoio capelluto e i capelli, o passate la saponetta direttamente sulla chioma.
Il sapone naturale tenderà a levare via il sebo in eccesso da ogni singolo capello, facendo aprire le cuticole, per questo è indispensabile un risciacquo acido - vi consiglio l'aceto di mele bio - per richiuderle e rendere i capelli morbidi e ulteriormente lucidi.
Basta mezzo bicchiere di aceto con un po' di acqua da versare direttamente sui capelli...et voilà, pronti e puliti!

Consiglio questo tipo di lavaggio a tutti quelli che non hanno capelli trattati con decolorazioni, permanenti e lisciatura chimica, poiché potrebbe volerci un po' prima che il vostro capello scarichi tutto il chimico e torni ad essere sano e naturale. L'ideale sarebbe passare prima a degli shampoo eco bio, almeno per un anno, e poi passare alla saponetta.

Provate e mi direte! Io ormai non riesco più a comprare shampoo.
Alla prossima.

Pancakes di Primavera



La ricetta che vi propongo oggi è molto semplice ma anche
fantasiosa, perfetta per sorprendere i vostri piccini in una soleggiata domenica mattina.


Gli ingredienti che vi occorrono sono:

- 100 gr Farina integrale di Timilìa (ma va bene qualsiasi voi abbiate a disposizione)

- 100 ml di latte (io ho usato quello di capra di un allevatore qui vicino, sul Monte Gorna, ma va bene anche una bevanda vegetale)

- 50 gr di zucchero integrale di canna (ho usato la varietà Dulcita)
- 1 uovo (di galline felici è meglio)

- 1 cucchiaino di cremor tartaro

Per la guarnizione:

- 100 gr di cioccolato extra fondente

- fiori commestibili a piacere


Procedimento:

Miscelate in una boule gli ingredienti secchi - farina, lievito e zucchero -, aggiungete quindi l'uovo e il latte a temperatura ambiente. Lavorate il composto aiutandovi con un frustino, cosicché non si formino grumi.
Lasciate riposare il composto per mezz'ora, dopodiché ungete leggermente la padella antiaderente con dell'olio - meglio di semi, biologico, perché dal sapore più delicato - e mettete un po' del composto al centro, muovendo la padella, cosicché si distenda maggiormente.
Quando si formeranno delle bollicine sopra, potete girare il pancake e lasciar cuocere l'altro lato per qualche minutino.
Mettete sul piatto e aggiungete subito i pezzettini di cioccolato fondente, che avrete ottenuto rompendo la barretta con un mattarello.
E via con l' altro pancake, fino a formare una torretta.
In cima disporrete poi gli ultimi pezzettini di cioccolato fondente e i vostri fiorellini.
Le violette, in particolar modo, si prestano molto alle ricette dolci, poiché hanno quel caratteristico profumo delicato e allegro, adatto per svegliarsi bene in una mattina di primavera.

Accompagnate questa colazione con un frutto fresco, e con una buona tisana, o tè aromatizzato, magari con cannella, menta, acqua di rose e petali di zagara.

Se vi è piaciuta la ricetta condividete.
Grazie sempre Amici!

lunedì 5 febbraio 2018

Pane di Tumminia

La Tumminia - in italiano Timilìa - è una varietà molto antica di grano siciliano. Apprezzata per il suo sapore unico, dolciastro, importante, saporito, come tutti i grani macinati a pietra integrali, si presta per varie ricette, dalla pasta ai biscotti.
La ricetta che vi propongo oggi è quella del mio pane fatto in casa. Chi spera di ottenere un pane morbido, molto alveolato, spumoso, con una farina di grano antico integrale, quale la Tumminia, ha proprio sbagliato concezione di pane. La farina integrale è una tipologia molto "pesante" e complessa perché si possa ottenere un pane molto alveolato, con i buchi, per questo è importante idratare bene l'impasto, aggiungendo 2/3 di acqua rispetto al peso della farina. Tuttavia, si otterrà un pane morbido, un po' fitto, ma assolutamente squisito. Ingredienti:
- 1kg farina integrale di Tumminia macinata a pietra
- 750 grammi di acqua
- 200 grammi di lievito madre rinfrescato il giorno prima
- 25 grammi di sale

Per prima cosa, occorre sciogliere il lievito madre in un po' d'acqua fredda; setacciate quindi la farina dentro il vostro recipiente scelto.
A questo punto, aggiungete un po' di acqua tiepida iniziando a lavorare con una spatola per pane, aggiungete quindi il lievito madre e la restante acqua. Prima di "chiudere" l'impasto, aggiungete il sale.
Infarinate le mani, e iniziate a lavorare sulla spianatoia il vostro impasto, energicamente, cercando di far inglobare quanta più aria possibile, effettuando quelle che in siciliano si chiamano "i 7 facci", le sette facce, ovvero le 7 pieghe necessarie affinché l'impasto prenda aria.
Dopo circa tre quarti d'ora di lavoro, lasciate lievitare l'impasto in una cesta coperta da un canovaccio bianco - vi raccomando, mai lavato con detersivo, ma solo con bicarbonato - con della farina sul fondo. Adagiate per bene l'impasto, cospargetelo di un velo di farina, coprite con un canovaccio sempre bianco e pulito e con delle coperte per circa due ore. Trascorso questo tempo riprendete il vostro impasto e fate altrettante facce, per inglobare aria, per poi rimetterlo in cesta. Eseguite questo procedimento ogni 2 ore, fino a quando il vostro impasto sarà ben lievitato, in media dopo 6 ore.
Prima di infornare, tagliate con una lima per pane la superficie della vostra pagnotta - o forma che preferite -; ricordatevi di accendere circa mezz'ora prima il vostro forno, alla temperatura massima, statica, ponendo un recipiente pieno d'acqua all' interno. Dopo aver infornato, aspettate 10 minuti e scalate di temperatura di un livello, questo ogni 10  minuti, fino a raggiungere i 180^. Dopo 40/50 minuti il vostro pane sarà pronto.
Buon sano appetito!